LAZIO

VILLA LANTE

DI EMANUELA GNECCO
 

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Villa Lante è un ecosistema, non un semplice giardino. Tra le dimore storiche ed i castelli del viterbese, rappresenta al meglio la moderna concezione del rapporto tra architettura e ambiente, tra artificio e natura, tra flora, sculture ed acqua.

Lo racconta in proposito un affresco nella loggia della palazzina Gambara che mescola in modo armonico la geometria di vasche e viali, terrazzamenti e fonti con un antico scenario boschivo, frutteti ed aree coltivate a vigne.

Per questo Villa Lante interpreta alla perfezione la fase manierista del Rinascimento italiano. Un luogo capace di stupire per il suo rigore e per la sua organizzazione razionale, per i dettagli e i simbolismi nel rispetto del naturale andamento paesaggistico.

Qui l’acqua è la protagonista assoluta, incanalata attraverso un complesso sistema idraulico che, dai Monti Cimini, segue un percorso dapprima turbolento per poi scendere a salti come un torrente e placarsi definitivamente nel “parterre d’eau”.

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Villa Lante è situata nella cittadina di Bagnaia, a pochi chilometri da Viterbo, è sorta nel Cinquecento su un’antica riserva di caccia o “barco”. Furono due uomini di chiesa succeduti sul soglio vescovile della città, Gian Francesco Gambara prima e Alessandro Montalto poi, a dedicarsi alla costruzione di Villa Lante, uno dei più famosi esempi di giardino all’italiana nel mondo.

Il cardinale Gambara – che aveva un gusto tutto moderno per il vivere all'aperto - si ritiene abbia chiamato uno dei massimi architetti dell’epoca, Jacopo Barozzi detto "Il Vignola", che progettò una coppia di edifici dalle linee essenziali in perfetto stile manieristico. Le due palazzine, perfettamente speculari, sono diversamente affrescate all’interno per celebrare simboli e devozioni dei due committenti ecclesiastici che qui vollero esaltare le loro virtù ed il proprio potere. Cent’anni dopo la villa passerà al duca Ippolito Lante della Rovere, da qua il nome, fino all’acquisizione nel 1970 da parte dallo stato.

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Fiore all’occhiello di Villa Lante sono i giardini che si estendono su un’area di 22 ettari, compreso il bosco di querce, aceri, carpini, allori e lecci. Il giardino formale, delimitato da un muro di cinta, coi suoi giochi d'acqua, cascate e i grottini sgocciolanti architettonicamente si ispira al Belvedere in Vaticano e per il suo uso dell’acqua a Villa d'Este a Tivoli, infatti sarà proprio il genio di Tommaso Ghinucci da Siena architetto ed ingegnere idraulico a realizzare anche questo sistema idrico.

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I sedici metri di dislivello sono suddivisi in tre piani distinti raccordati tra loro da fontane e scalinate, simbolicamente rappresenta il racconto della discesa dell'umanità dall'età dell'oro, come narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Le forme agili delle sculture in peperino, degli obelischi e delle colonne che decorano le magnifiche fontane sono presenti a simboleggiare i quattro elementi naturali: terra, aria, fuoco e acqua. Nel parterre inferiore la grande fontana “dei Mori” del Gianbologna che costituisce l’atto conclusivo del percorso simbolico: il trionfo della mente umana sulla natura rappresentato dall’acqua che riesce finalmente a trovare la sua staticità in forma geometrica. Emanuela Gnecco

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Foto ©CRISTINA ARCHINTO

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