DUBLINO

Begonia nella Curvilinear Glasshouse

Begonia nella Curvilinear Glasshouse

ORTO BOTANICO DI DUBLINO

Donne irlandesi alla conquista della botanica

Fotografie Cristina Archinto
Testo Alessandra Valentinelli

L'Irlanda è tra i paesi europei più poveri di flora. Secoli di pascolo e attività agricole hanno inoltre depauperato e alla fine ostacolato la crescita delle foreste. Eppure quel verde squillante che tanto incanta è il riflesso di una biodiversità alquanto articolata.

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Zona delle Graminacee con infondo La Great Palm House

È insospettabile la ricchezza di un semplice prato: fiori, erbe, felci, licheni. Può apparire meno avvincente di una giungla o di una spedizione nei mari del Sud, ma forse è proprio questa dimensione “domestica” a permettere alle donne irlandesi la conquista, prima che altrove, di un ruolo di rilievo nel pantheon degli studi botanici. Lo è per Ellen Hutchins che a fine '700 girando la contea di Cork, classifica centinaia di muschi ancora sconosciuti, per Anne Elizabeth Ball che a metà '800 è fra i più stimati esperti di alghe, o per Katharine Sophia Kane che nel 1833 pubblica una pionieristica sistematizzazione della flora irlandese e sarà perciò la prima donna ammessa alla Società Botanica di Edimburgo.

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Il Giardino Roccioso e Praterie su roccia calcarea naturale nella zona delle Autoctone d'Irlanda

Molte operano all'ombra dei più famosi colleghi maschi: si pensa che Lady Kane abbia scritto sotto pseudonimo mentre la Hutchins non si è mai spinta oltre i propri erbari. Ma quando l'attenzione degli accademici si sposta dalle specie esotiche alle endemiche, le loro ricerche si rivelano fondamentali per progredire nella conoscenza dell'ecologia locale, individuarne vulnerabilità e minacce; così un secolo dopo, la descrizione del legame fra licheni e periodo di emersione dalle maree è riconosciuta a Matilda Knowles, archivista ai Giardini dal 1903 al 1933, contributo essenziale alla comprensione degli ambienti costieri.

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Asteraceae nella zona Piante Annuali

Per riannodare i fili di una memoria tanto intimamente intrecciata alle risorse della terra, Matthew Jebb, attuale direttore dell'Orto Botanico di Dublino, ha ricostituito interi habitat, trasportando dagli ambienti originari, sin le pietre e il terriccio. Unico esempio tra gli Orti d'Europa, mostrano l'evoluzione spontanea degli ecosistemi: il passaggio dalla palude di canneti al cariceto, quando le piante ad accrescimento più rapido accumulano su quelle morte una zolla abbastanza alta da fuoriuscire dall'acqua. Spiegano il lento maturare del paesaggio alberato, la millenaria formazione delle distese di torba, il ritrovamento di boschi fossili intrappolati sotto gli strati di muschio. Insegnano con la loro manifesta fragilità, che le piante appartengono a comunità biologiche, evidenziando l'importanza di siepi, stagni, corridoi e reti verdi per la tutela delle specie selvatiche. Ripristinano equilibri a rischio e fioriture in via di estinzione. Prefigurano il possibile futuro.

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Piante del Sud Africa nella Curvilinear Glasshouse

Vero museo a cielo aperto, Dublino ha di recente promosso anche i restauri delle serre ottocentesche: simboli della peculiare fusione fra estetica e ingegneria delle architetture in ferro e vetro, sono il risultato di un progresso tecnico incalzante. La Curvilinear Glasshouse
è terminata nel 1848. Il cantiere si è protratto per 5 anni, la ditta incaricata dei lavori è fallita; disegnata da Richard Turner, all'epoca progettista noto per l'Orto di Belfast, ormai attivo a Kew, conta circa 8.500 lastre, arrotondate ai bordi per sovrapporsi e far defluire la pioggia, sagomate su i 9 specifici raggi di curvatura del tetto, montate in 20 diverse combinazioni: risanata recuperando, anche da Kew, i vecchi decori in ferro battuto, assembla pezzi standard, vetri prodotti con soluzioni allora di avanguardia, ma l'insieme resta irripetibile. La Great Palm House, scherzosamente ribattezzata “Casa della Giungla”, è invece già figlia della prefabbricazione: inaugurata nel 1884 per sostituire la precedente, in legno, distrutta da un forte temporale, ha le parti in ghisa forgiate in serie in Scozia; si è così potuto smantellarne le componenti, rifonderne le ammalorate in stampi fedeli agli originali e nel 2004 restituirla libera da ruggine e corrosione, protetta da moderni trattamenti.

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Laghetto

“Camminare è perfetto per raccogliere idee” dice invitante, Matthew Jebb. Aperti ogni giorno tranne Natale, gratuiti, frequentatissimi da tutte le età, i Giardini di Dublino sono oggi un luogo per condividere saperi, svago e passioni: dove nutrire l'inesauribile curiosità sull'ambiente che ci circonda o tentare la riffa delle piante, lasciarsi sorprendere, e magari scoprirsi attratti, dalle frontiere inesplorate della biodiversità. Accostandosi alla vitalità della natura nelle sue forme più semplici o attraverso le culture materiali del passato, narrano la complessità delle sue funzioni nei territori. Spingono a interrogarsi sui cambiamenti climatici in atto e i paesaggi di domani. Offrono soprattutto un nuovo modo di rapportarsi ai suoi mutevoli assetti, nel rispetto per cicli alla cui sorte siamo indissolubilmente legati.

IN EVIDENZA

Donne
Botaniche Irlandesi

Ellen Hutchins (1785–1815)

Oltre 200 anni fa, sulle coste del West Cork, una giovane donna raccoglieva, studiava e identificava avidamente le piante. Ellen Hutchins è stata la prima donna botanica d'Irlanda anche se un po’ dimenticata ma nel campo della botanica il suo contributo è ampiamente conosciuto e apprezzato. Nata in una famiglia poverissima a due anni rimase orfana di padre, ma grazie alle cure e all’attenzione di Mr Stokes, un eminente medico irlandese, e sua moglie che Ellen decise di dedicarsi alla botanica dividendo il suo tempo alla ricerca di piante all’aria aperta, fatto che giovò molto la sua salute precaria, e alla catalogazione delle sue scoperte, producendo parecchi disegni ad acquerello dettagliati e meticolosi. La sua capacità di trovare nuove piante e la qualità dei suoi disegni e dei suoi esemplari suscitarono l'ammirazione dei principali botanici dell'epoca e il suo lavoro fu presentato in molte pubblicazioni. Sebbene non abbia mai pubblicato con il proprio nome, fu un importante contributo alle nuove scienze vegetali in via di sviluppo della sua epoca. Nella sua vita catalogò più di mille piante tra alghe e licheni e ne scopri alcune dandogli il suo nome come Jubula hutchinsiae e Herberta hutchinsiae.

Velvet horn fucus tormentosus dalla raccolta alla pubblicazione

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Anne Elizabeth Ball (1808–1872)

A differenza della sua predecessora Ellen Hutchins, Anne nacque in una famiglia già inserita in un mondo di scienza e natura, il fratello Robert Ball era il naturalista e il padre Bob Stawell Ball un astronomo. Poco più che ventenne Anne iniziò a raccogliere e studiare le alghe marine e, pur non essendo membro delle società scientifiche dublinesi essendo donna, si affermò come algologa di successo. Tuttavia, come era consuetudine all’epoca, i suoi lavori furono pubblicati da naturalisti uomini come William Henry Harvey, un amico del fratello, che ricambiò nominando a suo nome il genere Ballia e la specie Cladophora balliana. Ball inoltre contribuì anche a fornire a William Thompson delle schede illustrate di idroidi, che furono pubblicate nel quarto volume di The Natural History of Ireland nel 1856. Le sue collezioni sono state conservate e successivamente acquistate dall’Orto Botanico di Dublino fino 1961 passarono al Natural History Museum di Londra.

Un'esemplare di Ballia callitricha in un erbario

Katharine Sophia Kane (1811-1886)

Rimasta orfana anche lei in giovane età fu cresciuta dallo zio Matthias O'Kelly che aveva una forte attrazione verso la natura, come del resto il figlio Joseph che divenne geologo. Katherine aveva solo 22 anni all'epoca della sua prima pubblicazione The Irish Flora e, sebbene non fosse un'opera di grandi dimensioni, fu una delle prime del suo genere, lodata per la sua accuratezza. Nel 1836, l'allora venticinquenne Katherine divenne la prima donna ad essere eletta membro della Società Botanica di Edimburgo e il suo erbario è conservato presso l'University College di Cork. Nella sua vita si interessò anche alla coltivazione degli alberi, scrivendo sull'argomento per l'Irish Farmer's and Gardener's Magazine

Il frontespizio del volume The Irish Flora del 1833

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Matilda Knowles (1864- 1933)

Matilda fu incoraggiata fin dalla tenera età da suo padre William James Knowles, anch’esso scienziato dilettante, portando lei e sua sorella alle riunioni dei Belfast Naturalist. I suoi studi la portarono ad essere considerata la fondatrice degli studi moderni sui licheni d’Irlanda. Nel1895 fu l’autrice, insieme a Derry Mary Leebody, di La flora del nord-est dell'Irlanda e tra il 1897 e il 1933 pubblicò oltre trenta articoli scientifici su un'ampia gamma di argomenti botanici. Fu durante lo studio dei licheni di Howth che scoprì come i licheni costieri crescono in sponde distinte e si distinguono per il loro colore: nero, arancione e grigio Dal 1923 ha condiviso la curatela del National Museum of Ireland Herbarium , una collezione di piante essiccate e pressate ora conservate nei all’Orto Botanico di Dublino. Si dice che il suo lavoro abbia "costituito un importante contributo di base alla botanica fungina dell'Irlanda e dell'Europa oceanica occidentale"

Licheni raccolti da Matilde Knowles

GALLERY

Foto ©CRISTINA ARCHINTO

Info: 
Sito ufficiale

 

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