LIGURIA

Una terra scoscesa

Terra scoscesa, avara di spazi, vulnerabile alle piogge, la Liguria beneficia di un clima che ha spinto l’uomo ad ingegnarsi, per mantenervi i capisaldi del proprio insediamento: un’economia verticale dal mare ai crinali, capace di sfruttare ogni più piccola articolazione dell’accidentata orografia, di massimizzare l’esposizione al sole o all’umidità delle brezze, di trasformare l’ambiente in un territorio dalle soluzioni paesistiche sempre più ardite. La Liguria storica che conosciamo è l’esito di millenni di osservazioni, tentativi ed esperimenti applicati alle risorse locali e, benché molto certo sia andato perduto, a conservarsi è stata l’eredità più preziosa: il fitto alternarsi di coltivi, macchie e boschi che da sempre ne ha caratterizzato il profilo, mutando più in relazione all’accessibilità che alle aspettative sociali.

Sul promontorio di Portofino

Oggi per conoscerla e apprezzarla, bisogna allontanarsi dalle strade principali, bordeggiare lungo costa o perdersi a piedi tra i sentieri di campagna, che solcano le valli costiere o le collegano lungo ferrovie e percorsi in disuso. Qui si incontra il vero “capitale locale” degli antichi liguri, inoltrandosi nei parchi, visitando i giardini storici e i tanti orti botanici, fermandosi all’ombra di un vecchio albero per godersi il mare all’orizzonte.
Dai primi dissodamenti che innestano le colture sugli arbusteti mediterranei, il paesaggio ligure ha maturato una peculiare perizia nelle sistemazioni di versante, adattando di volta in volta gli impianti arborei o i terrazzamenti, regolarizzando gli uni oppure gli altri. La predilezione per le coltivazioni intensive, per molti versi obbligata dalla penuria di spazi, ha così finito per selezionare prima, per specializzare poi geograficamente, le destinazioni colturali di diverso pregio in base all’acclività dei terreni, disponendole secondo le possibilità di lavorazione dei suoli, le esigenze di regimazione delle acque, quelle non meno cruciali di raccolta finale dei prodotti. La Liguria si è popolata di uliveti, lasciando ai vigneti le terre magre più ciottolose, concentrando nelle più declivi le piante aromatiche, riservando i pendii meglio ridossati alle varietà più gracili di limoni, cedri e chinotti, le rare piane agli orti. Ciò nonostante, quanto restasse diffusa la commistione con le zone naturali e gli incolti lo testimonia, nella cucina tradizionale, l’abbondanza di pinoli, noci ed erbe selvatiche; quanto siano residuali i seminativi lo indicano le farinate di ceci e le focacce che integrano la scarsità di grano con legumi e condimenti e nella loro semplicità, ancora ci deliziano.

Entroterra ligure

Parco Naturale Regionale dell'Aveto
Parco Naturale Regionale dell'Aveto
Parco Naturale Regionale dell'Aveto
Parco Naturale Regionale dell'Aveto
Parco Naturale Regionale dell'Aveto
Apricale
Piccola coltivazione a terrazze
Coltivazione Eucaliptus gunnii
Parco Regionale Alpi Liguri
Torrente Nervia
Serre
Pigna
Dolceacqua

Fra le piantagioni terrazzate e gli areali colonizzati dalla vegetazione spontanea è dunque sempre esistito un confine mobile che ha spinto, e spinge, i processi di rinaturazione dove la gestione dei terrazzamenti non è più economicamente sostenibile. Oggi spesso ci amareggia la perdita di ciglioni e muretti a secco e, con essi, la scomparsa di un sapere contadino, denso di memorie del passato. Eppure proprio il sentimento radicato in ognuno di noi, che ci unisce alla terra e ai suoi destini, dovrebbe indurci a riflettere meglio sugli scenari di cui ragionevolmente farci carico per il futuro: sicuramente a preoccuparci molto di più di prevenire i dissesti che comporta l’abbandono nei periodi di transizione verso rinnovati equilibri ambientali. Si potrebbe allora guardare con altri occhi ai monti di Portofino o al promontorio di Punta Chiappa - dove la “lisca” o Ampelodesma tenax, la graminacea che alimentava l’artigianato locale di reti, cordami e merletti, ora cresce nei giardini - nei cui uliveti si mescolano pini, ginepri, corbezzoli, ginestre, citisi, felci e rare orchidee, e i fiori esotici si acclimatano al riparo dei lecci: una natura rigogliosa, ricca di specie endemiche, colori e profumi che ci aiuta a ritrovare, nel lento cammino percorso dai vecchi liguri, nuove, più attuali forme di convivenza e rispetto degli ecosistemi. Alessandra Valentinelli​

Lo spezzino

Bocca di Magra
Montemarcello
Parco Naturale Regionale Magra
Parco Naturale Regionale Magra696
Lerici
Parco Naturale Regionale Magra
Parco Naturale Regionale Magra
Parco Naturale Regionale Magra
Montemarcello
Montemarcello
Montemarcello

 Passion for nature photography

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