Favignana
IL GIARDINO DELL'IMPOSSIBILE

Un’attività antica e caratteristica della Sicilia e in particolare di Favignana, una delle Isole Egadi, era lo sfruttamento delle cave di tufo, dette “pirrere”, dove la roccia di calcarenite compatta veniva ridotta in blocchi di varie dimensioni. I mastri cavatori (i pirriaturi) utilizzando mannaie e altri semplici arnesi manuali hanno scavato il terreno in profondità, lasciando vaste voragini nel caso delle cave a cielo aperto, o un dedalo di gallerie, cunicoli ed ambienti nel caso delle cave in grotta. A Favignana, gli abitanti estraevano la pietra dapprima lungo la costa, poi, per non farsi individuare dai pirati, nell’interno dell’isola.

Quando non vi era più nulla da utilizzare, la cava veniva abbandonata, e allora, il più delle volte, veniva trasformata in “giardino”: per la sussistenza delle famiglie vi venivano infatti pianti soprattutto alberi da frutto, come mandorli, carrubi, limoni e arance, che crescevano a meraviglia, protetti dal caldo estivo, dai venti invernali, dalla salsedine. A volte si piantavano anche qualche pino o palma, per simboleggiare l’acqua come nel mondo arabo, oppure la vite, il melograno e qualche fiore, da portare in casa e al cimitero, e vi si allevavano animali da cortile, come conigli, galline, e perfino il maiale; ovviamente dovevano contenere un pozzo, dal quale si estraeva l’acqua, che, anche se leggermente salmastra serviva per cucinare, lavare, per annaffiare gli alberi e le piante. Grazie a questi giardini, oggi definiti giardini ipogei, Favignana era autosufficiente. Oggi Favignana ne è costellata, parte integrante di abitazioni e giardini, persino nel centro storico, perché spesso le case dei proprietari venivano costruite accanto alle cave; il loro recupero, quindi, è necessario per restituire la memoria di questi luoghi e promuoverne la conoscenza.

È quanto è accaduto con i Giardini Ipogei di Villa Margherita, detti anche Giardini Impossibile, iscritti nel Libro delle Espressioni del R.E.I.L. Isole Egadi in quanto espressione del patrimonio culturale dell’umanità. Sono il frutto di un sogno e della tenacia della loro proprietaria, Maria Gabriella Campo, che, arrivata a Favignana come giovane sposa, quaranta anni fa, decise, contro il parere di tutti, di bonificare le grandi cave di famiglia, e di trasformarle in giardini. Durante i lavori di bonifica, iniziati nel 2001, sono emersi scorci suggestivi e le tracce dei diversi sistemi di taglio nelle varie epoche estrattive: le gallerie e grotte risalenti al Sette-Ottocento e la grande parte a cielo aperto, tagliata con mezzi meccanici negli anni 1950-60.

Quattro anni dopo, nel 2005, dopo l’aggiunta di terra per innalzare di alcuni metri il fondo delle cave più profonde, sono state messe a dimora oltre 300 specie e varietà diverse, provenienti da tutto il mondo, tra cui pini d’Aleppo, alberi da frutta, carrubi, falso pepe (Schinus molle), olivi, corbezzoli, Polygala myrtifolia, Callistemon, ginestre, agavi e Dasylirion a profusione, papiri e ninfee.

Oggi, Giardini Ipogei di Villa Margherita (che è anche residence) sono dunque un luogo di estrema magia, un orto botanico e un Eden sommerso. Percorrendoli, si percepiscono, a tratti, immagini di paesaggi lontani e quasi primordiali, di antichi tempi pagani, dei giardini arabi e persiani. 

Testo di Margherita Lombardi tratto da: ITALIAN BOTANICAL HERITAGE

Il giardino

 Passion for nature photography

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