LOMBARDIA

I GIARDINI DI VILLA MELZI D'ERIL
Il gusto geometrico del verde

Fotografie Cristina Archinto
Testo Carla De Agostini
 

Era il 1808 quando Francesco Melzi d’Eril, duca di Lodi, gran consigliere, guardasigilli del Regno d’Italia e amico personale di Napoleone, decide di costruire la propria residenza estiva a Bellagio su un terreno con uno stupendo affaccio sul lago di Como. Nasce così Villa Melzi d'Eril e i suoi giardini, sfruttando i terrazzamenti naturali e la varietà di vedute in cui è immersa, giocando sui percorsi curvilinei che attraversano la proprietà in tutta la sua estensione e ne collegano i punti di interesse, gli arredi architettonici e le numerose sculture a soggetto storico e mitologico collocate tra la ricca vegetazione.

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All’ingresso della proprietà, in direzione di Bellagio, si raggiunge una piccola area sistemata a giardino orientale, con il caratteristico laghetto, circondata da aceri giapponesi e camelie che creano un insieme dai colori sgargianti. Il giardino alterna maestosi alberi secolari a specie esotiche e rare, raggruppati in macchie boschive, impiantati a filari lungo la riva o isolati nel tappeto erboso. Il gusto raffinato dell’esotico che caratterizza i Giardini di Villa Melzi trova la sua espressione più graziosa nelle numerose specie di camelie storiche, ad oggi circa 250, che si possono ammirare nel parco, soprattutto nelle vicinanze dei due ingressi, a Loppia e a Bellagio. Molte di loro sono nate da seme e sono perlopiù riconducibili alla specie principale di Camelia japonica, ma un cospicuo numero è costituito da cultivar di grande interesse storico-botanico, creati nell’Ottocento.

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Villa Melzi riprende anche la tradizione dell’arte topiaria, in Italia giunta all’eccellenza nel tardo Rinascimento. All’epoca, il gusto e la sensibilità dell’Umanesimo, la cui filosofia si basa sull’idea dell’uomo prometeico e del suo trionfo sulla natura, ispirano la creazione di giardini attentamente asserviti alla geometria delle forme, quindi la riscoperta dell’ars topiaria con le sue tecniche di potatura per modellare le piante in forme decorative. Questo stile affonda le proprie radici in epoca romana, con un’influenza dell’arte greca, quando ovvero, grazie all’Impero, le tendenze culturali si riunificano e intrecciano al servizio di una nuova estetica. I primi esperimenti si realizzano nei nuovi giardini delle ville suburbane, voluti dalle famiglie dell’aristocrazia. Il giardino romano acquista un intreccio di poesia, scultura e pittura ellenica, che darà vita a una vera e propria nuova composizione paesaggistica, che poi diventerà la base del giardino all’italiana.

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Nei giardini di Villa Melzi si possono apprezzare le simmetrie, non solo per il gusto geometrizzante ma anche per celebrare la bellezza dei caratteri essenziali della stessa natura: non solo giardinaggio ma arte, attraverso la scelta precisa di colori e forme, come la potatura a ombrello dei platani o la particolare collocazione di alberi secolari e specie esotiche, dove la Ginkgo biloba, i faggi rossi o le canfore valorizzano il panorama intorno, assieme ad arbusti, rododendri, azalee e camelie. 

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L’amore e la precisione spiccano a Villa Melzi, nella cura del verde, nella varietà architettonica di parapetti, balaustre, busti marmorei, nelle gallerie di agrumi, che creano un gioco di geometrie inedito e affascinante, in cui perdersi senza far caso al tempo che passa.

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LE CAMELIE NELLA STORIA

Ne L’amore di tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez, la protagonista Fermina Daza rifiuta la camelia offertagli da Florentino dicendogli che “è un fiore che impegna”. Ed è stato proprio come pegno d’amore che le camelie sono arrivate in Italia nel 1760, regalo dell’ammiraglio Nelson a lady Emma Hamilton, che la fece piantare nel Giardino della Reggia di Caserta. Molto simile alla rosa e di grandi dimensioni, i fiori della camelia hanno origine in Cina e in Giappone, e fanno parte della famiglia delle Theaceae. Le camelie ornamentali sono considerate fin da subito una rarità destinata a pochi, sfoggio non solo di potere, ma anche di gusti raffinati. Nel tempo, la storia di questo fiore assume molte sfaccettature e significati, ma quello più diffuso rimane senza subbio il simbolo di amore, devozione e stima. La camelia raggiunge grande notorietà con il romanzo di Alexandre Dumas La signora delle Camelie, edito per la prima volta nel 1848, la cui protagonista Marguerite Gautier si ispira alla cortigiana Marie Duplessis che era solita appuntare sul proprio vestito una camelia bianca o rossa, a seconda della stagione. Questa moda condivisa tanto dalle donne quanto dagli uomini divenne presto un dettaglio di classe d’ordinanza sui baveri dei signori e fra i capelli delle signore, e per molto tempo resterà appuntata alle loro scollature. Nel 1923 Coco Chanel porta per la prima volta in passerella abiti con broches (spille) di candide camelie di chiffon, modellate sulla Camelia japonica Alba plena, la cui struttura a petali sovrapposti si pensa possa averle suggerito anche il suo logo della doppia C incrociata; Proust quegli stessi anni li chiama camélia à la boutonnière (Camelia all’occhiello). Col tempo da fiore della nobiltà e del lusso, la camelia è diventata più democratica, ma nei giardini conserva ancora la sua aria da fiore raffinato. 

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Foto ©CRISTINA ARCHINTO

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