CHICAGO
BOTANIC GARDEN

Passeggiare per il Chicago Botanic Graden è una piccola esperienza zen; non solo per via del suo meraviglioso e rinomato giardino giapponese, di cui parlerò in seguito, ma per la manutenzione impeccabile, tanto da farti sentire quasi su un altro pianeta.

Nemmeno una foglia secca, nessun rametto o fiore appassito a turbare la passeggiata di quel milione di visitatori l’anno che si aggirano indisturbati nel giardino. Anche nella zona degli ortaggi, nota a tutti per essere sempre più propensa all’inselvatichimento, regna un ordine e una geometria totale. Il merito, neanche a dirlo, va sì alla schiera di giardinieri che lavorano con dedizione ogni giorno, ma soprattutto ai 1300 volontari-giardinieri che quotidianamente, muniti di guanti e piccoli attrezzi, si prendono cura del giardino. Li puoi vedere ovunque, in piedi o inginocchiati, mentre si dedicano con passione certosina alla causa del Chicago Botanic Graden. Scrutandoli con attenzioni uno si accorge anche che non sono lì solo per il benessere del luogo ma soprattutto per il loro.
Tanto che ti verrebbe voglia di inginocchiarti con loro e rubargli il mestiere; mi chiedo perché da noi non si riesca a organizzare una cosa del genere, gioverebbe a tutti.
 
Il giardino vanta numeri notevoli. Aperto al pubblico solo quarant’anni fa, ha al suo attivo: 13.989 alberi 879.087 bulbi, 1.428.719 piante perenni, 28.032 piante acquatiche e 65.987 arbusti in quasi centocinquantasei ettari di giardino suddivisi in ventisette differenti giardini e quattro aree naturali, trenatdue ettari di vie d’acqua tra laghi e canali che circondano nove isole e oltre duecento specie di uccelli avvistati.
 
Sicuramente un suo fiore all’occhiello è il giardino giapponese, uno dei più vasti al mondo; si sviluppa su quasi sette ettari di terreno suddiviso in tre isole, di cui solo due aperte ai visitatori. La terza, collocata in mezzo al lago, è inaccessibile quasi a simboleggiare un paradiso inafferrabile.
Aggirandosi in quest’area ci si imbatte in iris, rododendri e pruni e si avverte, intensa, la presenza dei pini bonsai, simbolo della longevità nella cultura giapponese. Potati e curati a regola d’arte, questi bonsai hanno la rara particolarità di essere piantati nel terreno. Nel cortile del Regenstein Center, si può ammirare invece la collezione di bonsai in vaso: più di duecento esemplari esposti in modo egregio.
 
Il Chicago Botanic Garden ha più di 50.000 membri, persone di tutte le età, interessi e abilità che partecipano a programmi di ogni tipo, prendono lezioni e passeggiano gratis per tutto l'arco dell'anno. Inoltre la Biblioteca di Lenhardt contiene 110.000 volumi, tra cui una delle migliori collezioni nazionali di rari libri botanici.
 
Concludendo un orto botanico veramente meritevole non solo dal punto di vista botanico e di ricerca scientifica ma soprattutto da un punto di vista più sociologico; una macchina organizzativa impeccabile che ha il merito di esser riuscita, coinvolgendo con abilità una vasta quantità di persone anche molto diverse tra loro, a far vivere e prosperare una bellissima realtà.
Cristina Archinto

L'orto botanico di Chicago

 Passion for nature photography

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